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Caparra o acconto: cosa chiedere prima di un tatuaggio

Redazione SATIS · · 2 min di lettura

Chi lavora su appuntamento conosce bene il problema: un cliente prenota, l'agenda si chiude per lui, e il giorno della seduta non si presenta. Per uno studio di tatuaggi una seduta persa è un pezzo di giornata che non torna. Per questo molti studi chiedono un pagamento prima dell'appuntamento.

Il punto è che non tutti i pagamenti anticipati sono uguali. In Italia la differenza tra caparra e acconto cambia cosa succede quando qualcosa va storto.

Caparra confirmatoria: cosa dice la legge

La caparra confirmatoria è regolata dall'articolo 1385 del Codice civile. In breve:

  • se il cliente non si presenta o rinuncia senza un motivo valido, lo studio può tenere la caparra;
  • se è lo studio a non rispettare l'impegno, deve restituire il doppio di quanto ricevuto.

È lo strumento pensato proprio per dare serietà a un impegno preso da entrambe le parti. Lo spiegano bene Money.it e Dequo.

Acconto: solo un anticipo sul prezzo

L'acconto, invece, è semplicemente una parte del prezzo pagata prima. Se la seduta non si fa, di regola va restituito. Non protegge lo studio dalle disdette: serve solo a dividere il pagamento in due momenti.

Se in un messaggio scrivi "mandami 50 euro di anticipo", senza altre indicazioni, quel pagamento rischia di essere considerato un acconto.

Il caso più comune di contestazione

Dalle segnalazioni dei consumatori emerge spesso lo stesso schema: lo studio trattiene la somma dopo una disdetta tardiva, ma le regole di disdetta non erano state mostrate prima del pagamento. Su Altroconsumo si trovano reclami di questo tipo.

C'è anche un altro aspetto: la caparra si perde solo se il mancato appuntamento dipende da chi l'ha versata. In un caso discusso su Dequo, una caparra di 200 euro per un tatuaggio non fatto è stata messa in dubbio perché il tatuatore non aveva avvisato per tempo di un passaggio necessario prima della seduta.

Cosa fare in pratica

  1. Chiamalo con il suo nome. Scrivi "caparra confirmatoria" nel messaggio o nelle condizioni, non "anticipo" o "conferma".
  2. Mostra le regole prima del pagamento. Quanti giorni di preavviso servono per spostare o disdire, e cosa succede se il cliente non si presenta.
  3. Fai accettare le regole. Una spunta in un modulo o una conferma scritta vale più di una frase detta a voce.
  4. Avvisa per tempo di tutto quello che serve. Consulenza, bozza da approvare, documenti: se il cliente non lo sa, la colpa non è sua.
  5. Rilascia la ricevuta. La caparra è un incasso dello studio e va documentata.
  6. Manda un promemoria prima della seduta. Un messaggio il giorno prima riduce le dimenticanze e fa sentire il cliente seguito.

In sintesi

La caparra non è un modo per "tenersi i soldi": è un patto chiaro tra studio e cliente. Più è chiaro prima, meno discussioni ci sono dopo.

Questo articolo è una guida generale e non sostituisce il parere di un avvocato o di un commercialista per il tuo caso specifico.

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